
Bruno Vespa aveva diffuso dei dati falsi sui bambini rom promossi tra quelli che vanno a scuola. L’Arci lo ribadisce e diffonde i dati veri: «Il 50% dei bambini rom inseriti nel progetto di scolarizzazione gestito dall'Arci solidarietà Lazio viene promosso al termine dell'anno scolastico». Nella sua relazione sulla propria attività annuale nei campi nomadi della capitale a lei assegnati all'interno di un progetto finanziato dal Comune, l'Arci Solidarietà ha voluto rispondere con forza alle cifre sulla scolarizzazione dei bambini rom recentemente diffusi da Bruno Vespa nelle anticipazioni del suo ultimo libro, che parlano di percentuali inferiori sia sulle promozioni che in merito alla frequenza.
«Sono falsi per quanto riguarda il numero degli iscritti e dei promossi - ha detto il presidente di Arci Solidarietà, Sergio Giovagnoli -, stiamo studiando la possibilità di intentare causa a Vespa e chiedergli un risarcimento danni al momento dell'uscita del suo libro». I dati falsi riportati da Vespa sono stati successivamente ripresi da alcuni quotidiani, con conseguente danno d’immagine per l’Arci.
«Il 50% dei bambini rom sui quali lavoriamo viene promosso - ha spiegato Sergio Giovagnoli - l'ultimo bando prevede interventi complessivamente su 2027 bambini: noi gestiamo 4 lotti, per un totale di 7 campi e 2 piccoli insediamenti». In questi campi, secondo i dati diffusi dall'Arci, sono circa 860 i bambini direttamente gestiti dall'associazione dedita ai servizi sociali, al progetto di scolarizzazione dei rom lavorano 60 operatori dell'Arci e 25 volontari impiegati nel servizio civile. «Coloro che percepiscono un compenso per le attività svolte nel progetto guadagnano una media di 750 euro al mese - ha aggiunto Giovagnoli - anche per quanto riguarda i dati sui trasporti vogliamo precisare che ciascun bambino cosa 1038 euro all’anno, pari a 4,50 euro al giorno».
Giovagnoli ha spiegato inoltre che l'Arci ha chiesto da mesi un incontro con l'assessore alle Politiche scolastiche del Comune di Roma, Laura Marsilio «fino ad ora siamo riusciti a parlare solo con una sua assistente che ci ha riferito della volontà di effettuare un monitoraggio dell'opera che svolgiamo. Noi diciamo ben venga questo monitoraggio». Poco dopo, è giunto l’annuncio da pare dell’assessore alle politiche scolastiche del Comune che un ente esterno monitorerà le frequenze scolastiche dei bambini rom.
Sempre in riferimento ai dati sulla presenza scolastica l'Arci ha spiegato che per quanto riguarda il campo nomadi Tor de’ Cenci lo scorso anno 13 bambini hanno frequentato le scuole dell'infanzia, 52 le elementari e 37 le scuole medie. Di questi 8 hanno avuto presenze medie e regolari nella scuola dell'infanzia, 9 sono stati bocciati alle scuole elementari mentre 7 minori hanno ottenuto il passaggio alle scuole medie, tra coloro che hanno frequentato le scuole medie, invece, sono stati 3 i minori ammessi alle superiori.

Non trovo parole per definire quello che è accaduto a Milano ossia l'assassinio di Abdul William Guibre. Pensare che in Italia si possa morire per un furto di biscotti mi fa quasi ridere, ovviamente una risata isterica; pensare che in Italia si possa morire per il colore della pelle mi fa rabbrividire. Eppure accade oggi che nel paese del sole si aggirano personaggi malati di razzismo ed insano giustizialismo che riducono le nostre strade al far west dove tutto ciò che non è italico al 100% va eliminato, distrutto. Abba, diciannove anni era un figlio; Abba era un fratello; abba era un fidanzato; era un tifoso; era un amante della musica; era un precario. Abba, così lo chiamavano i suoi amici, era tutto questo. Per chi lo ha ammazzato a sprangate lasciandolo sanguinante ma ancora in vita a terra, lui non era altro che uno sporco negro. C'è da chiedersi quanto valga oggi nel nostro paese la vita di "uno sporco negro" o di un rumeno o di un rom o di una prostituta o di un ragazzo "di sinistra"? Cosa stiamo diventando?
Mi viene in mente l'agghiacciante scena dei corpi esamini delle due bambine rom morte su una spiaggia di Napoli tra l'indifferenza dei bagnanti che continuavano a spalmare disgustose creme solari sui loro corpi con l'atteggiamento infastidito per quel piccolo inconveniente. Che vergogna che ho provato quel giorno ad abitare a così poca distanza da quelle persone che non provavano pietà neanche di fronte a due bimbe morte, quelle stesse persone che hanno permesso ad un mix di odio razziale ed interessi camorristici di bruciare i campi rom a Ponticelli e dintorni.
Io non ci sto a pensare che questa ormai è la normalità: oggi Milano, ieri Roma poi Napoli, ma non solo: anche centri piccoli come Avellino!
Dalle scritte sui muri, alle sfilate neofasciste autorizzate, alle violenze sui cittadini migranti, questa non è escalation di violenza: questo è Razzismo, alimentato e orchestrato da gruppi di potere (politico-informativo-poliziesco), ma anche da noi che forse ci stiamo sempre più chiudendo nel comodo alveo dei problemi soggettivi, dividendoci, limitandoci a pensare ed indignarci di nascosto senza più urlare, manifestare condividere...
Eppure il sorriso di Abba è forte, contagioso, vero ...è un sorriso che qualcuno ha barbaramente spento. Noi, tutti coloro che non hanno paura di contaminarsi, di imparare, di scambiare usi e costumi con chi viene nelle nostre città per vivere dignitosamente, possiamo e dobbiamo riaccenderlo.
29 agosto 1991
"NON PAGO PERCHE' NON MI PIACE PAGARE. NON PAGO PERCHE' NON CONDIVIDO LE MIE SCELTE CON LA MAFIA"

LIBERO GRASSI
Libero Grassi nasce a Catania il 19 Luglio 1924; il suo nome, o piuttosto l’aggettivo, com'egli stesso affermava, gli era stato imposto dai suoi genitori per tramandare la memoria del sacrificio di Giacomo Matteotti. Il nome segna così il destino di colui che muore per affermare la propria libertà.
Nella lettera, l'imprenditore Libero Grassi ricostruisce il tentativo di estorsione operato ai suoi danni e la denuncia alle autorità fino all'arresto di alcuni ricattatori. Colpisce il fastidio manifestato dalle organizzazioni di categoria di fronte al coraggio e alla coscienza civile di Libero Grassi. La lettera è stata pubblicata dal "Corriere della Sera" il 30/8/1991, il giorno successivo alla sua uccisione.
"Rifiutai di pagare, li descrissi alla polizia"
PIO LA TORRE

Scalo di Comiso, si torna al vecchio nome
Cancellato La Torre.
L'aeroporto di Comiso cambia nome, anzi torna al vecchio nome, e la cosa rischia di sollevare un vero e proprio polverone politico. Fa discutere infatti la decisione della giunta del comune del Ragusano di ripristinare il vecchio nome dell'aeroporto, che torna a essere intitolato al generale dell'Aeronautica Vincenzo Magliocco, morto in Etiopia nel 1936 e medaglia d'oro al valor militare. La precedente intitolazione a Pio La Torre, il parlamentare del Pci ucciso dalla mafia nell'82, era stata decisa il 30 aprile dello scorso anno, quando l'allora sindaco di centrosinistra, Pippo Digiacomo, organizzò una cerimonia per i 25 anni dell'assassinio di La Torre.
«Come annunciato in campagna elettorale - ha spiegato il neosindaco di centrodestra Giuseppe Alfano, eletto a giugno - abbiamo ripristinato la denominazione dell'infrastruttura che era stata intestata a Magliocco fin dalla sua costruzione». Alfano ha sottolineato che l'intenzione della giunta non è quella di mettere in discussione la figura e i meriti di La Torre, ritenendo tuttavia «più giusto conservare una denominazione che fa parte da più di mezzo secolo della memoria collettiva della città». Per dimostrare la bonta della sua scelta, il primo cittadino di Comiso ha citato anche un «sondaggio effettuato a suo tempo» secondo cui «l'intitolazione a La Torre aveva riscontrato scarso gradimento fra i cittadini».
Questa la motivazione della concessione della medaglia d'oro al generale Magliocco, il 27 giugno 1936: «Conscio del pericolo cui andava incontro, ma orgoglioso di essere annoverato tra i pionieri dell’Italia imperiale, chiedeva, con generosa insistenza, di partecipare ad ardita impresa aeronautica intesa ad affermare, col simbolo del tricolore, il dominio civile di Roma su lontane contrade non ancora occupate. Minacciato nella notte da orde di ribelli, rifiutava la sicura ospitalità di genti amiche e preferiva affrontare con lo scarso manipolo di eroici compagni l’impari combattimento per difendere fino all’estremo sacrificio la bandiera della Patria».
In sintesi l'Italia neofascista preferisce ricordare figure del ventennio piuttosto che eroi della migliore Italia repubblicana, quella antimafiosa!
...piccolo consiglio musicale....
LE DIMENSIONI DEL MIO CAOS
Il nuovo album di Caparezza da ascoltare assolutamente: un mix di sano umorismo, buona musica e testi geniali..

eccone un esempio
La Grande Opera
Una grande opera di importanza storica che questa nazione salverà. E per la grande opera tutti i sudditi in città grideranno viva Sua Maestà. Una grande opera, macchina economica che i massoni rifocillerà. È la grande opera, stupido chi sciopera, quante bastonate prenderà. Grandi opere che iniziano ma che non finiranno mai.
«O-pe-ra! O-pe-ra! O-pe-ra! O-pe-ra!»
Più che l'hobby dell'edilizia ho la lobby dell'edilizia, che infrange la legge come un bobby che ti sevizia. Assumo tutto ma la gente minimizza, perchè arrotolo cartine che non si chiamano Rizla. Edifico e scasso, va magra e non collasso. Lo stemma della crew è una squadra col compasso. Parliamo in codice, talmente in codice che a volte nemmeno tra noi ci capiamo un clacson. Palazzinari fieri, geometri, ingegneri e novizi iniziati con atti osceni: li si traveste da Val di Susa, e in una stanza chiusa se ne abusa penetrandoli coi treni. Non abbiamo premi per gare di salto in alto, ma premiamo per vincere le gare d'appalto. Siamo balene in un mare di tanto plancton. Noi quelli dritti, voi fritti come wanton.
“Nei cantieri se la cantano finché non gliela suoneremo.”
Una grande opera di importanza storica che questa nazione salverà. Per la grande opera tutti i sudditi in città grideranno viva Sua Maestà. Una grande opera, macchina economica che i massoni rifocillerà. È la grande opera, stupido chi sciopera, quante bastonate prenderà.
Dall'oggi al domani noi loggia dei demani che intreccia legami da cui sbocciano denari. Capoccia e compari sloggiano i locali, abbiamo appoggi tali che non ci scocciano i legali. Non ci fotti, dacci dei corrotti ma sappi che non ci abbatti come a punta Perotti. Qui si punta a ponti da tremila metri e rotti, buoni come soffitti tenuti con i cerotti. Esclusiva la villa abusiva a riva, se ti fidi di ‘sta casta non ti si castiga: il divino tomo dice che il condono arriva, noi bluffiamo solo se giochiamo la partita IVA. Viva la diga, iddio la benedica ma non tratterrebbe nemmeno la mia vescica. Noi devastiamo il fondale abusando della credulità popolare, tu non chiamare il CICAP.
“Uno spazioporto si farà, conquisteremo pure il cielo con...”
Una grande opera (una grande opera) di importanza storica (ci conquisterà)
che questa nazione salverà (e suonerà l'orchestra) per la grande opera (hip hip hurrà!)
tutti i sudditi in città (in libertà) grideranno viva Sua Maestà (nessuno può stroncare)
una grande opera (inarrestabile) macchina economica (larga di maniche)
che i massoni rifocillerà (la fonte di ogni bene) è la grande opera (la nuova speme)
stupido chi sciopera (non gli conviene) quante bastonate prenderà (che grande opera sarà!)
«O-pe-ra! O-pe-ra! O-pe-ra! O-pe-ra!»
Inarrestabile, larga di maniche, la grande opera, la nuova speme, inarrestopoli, la nuova stabile, hip hip hurrà.